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Intro
Oggi parliamo di Mario, il nostro protagonista. E siamo a San Francisco a febbraio 2021.
Il figlio di Mario sembra avere qualche infezione alle parti intime, quindi Mario decide di scattare delle foto con il suo telefono Android con lo scopo di monitorare l’evoluzione. La moglie di Mario, Lucia, decide però di chiamare lo studio pediatrico per prenotare una visita. Parla con un’infermiera, prenota l’appuntamento, che però sarà online. Quest’ultima le chiede di caricare le foto del figlio su un portale medico dedicato ai pazienti.
Lucia a questo punto si invia le foto scattate da Mario tramite l’app Messaggi sul proprio iPhone e le carica sul portale medico. Il medico, grazie alle fotografie e successivamente alla visita, eseguita da remoto, individua il problema e prescrive un antibiotico. Il problema del figlio, grazie a questo antibiotico, si risolve in pochi giorni. Mario però ancora non sapeva che si stava per trovare in una bruttissima situazione.
Rapporto stretto con Google
Mario creò l’account Gmail intorno alla metà degli anni ‘90. Ha calendari condivisi con la moglie per gli appuntamenti personali e di famiglia e qualche migliaio di contatti salvati, foto di decenni e mail di decenni. Inoltre ha anche l’intero backup del telefono.
Siccome Mario era proprio un fanatico di Google, aveva anche un piano telefonico con Google, poiché in america è anche operatore telefonico. Pochi giorni dopo che la moglie gli inviò la fotografia sul proprio telefono, Mario, in una mattinata fredda d’inverno si trova un notifica sul telefono: “Account disattivato a causa di contenuti dannosi che rappresentano una grave violazione delle norme di Google e potrebbero essere illegali”.
In un primo momento, Mario è confuso. Poi si ricorda delle foto scattate al figlio nudo ed riesce a collegare le cose. Casualità vuole che Mario, pochi anni prima, ha lavorato in un’azienda di sviluppo software per la creazione di strumenti di rimozione video contrassegnati dagli utenti e quindi sa che un sistema del genere è comunque controllato da persone le quali possono risolvere la situazione.
Compila quindi il modulo di Google per lo sblocco dell’account, descrivendo la situazione del figlio. Con il passare dei giorni, però, si rende conto che l’account bloccato gli ha portato conseguenze gravi a catena come il blocco totale delle mail, disattivazione del numero di telefono, documentazione su Google Drive inaccessibile, contatti inaccessibili. Perfino tutti gli altri account degli altri servizi web sono diventati inaccessibili, come Facebook, come Pinterest, come Instagram, poiché avendo attivato l’autenticazione a due fattori con l’e-mail o con il numero di telefono, e non avendo accesso a questi ultimi, non poteva avere accesso a niente: era escluso dalla sua vita digitale.
Post Segnalazione
Pochi giorni dopo l’apertura della segnalazione presso Google, Mario riceve una risposta: “L’account rimarrà chiuso e non siamo tenuti a fornire ulteriori chiarimenti”.\ Mentre Mario attendeva questa risposta, nel frattempo Google ha inviato un hard disk contenente tutte le sue informazioni in loro possesso, come la cronologia web, la cronologia di Google Maps, i posti in cui è andato, le strade che ha percorso, qualsiasi cosa e le hai inviate alla polizia di San Francisco, i quali avviarono un’indagine.
A dicembre 2021 Mario riceve una lettera a casa da parte della centrale di polizia di San Francisco, dove viene reso noto il fatto che è stata avviata un’indagine nei suoi confronti. All’interno di essa era segnalato anche il numero e il nome del detective preposto.
Mario chiama dunque il detective e quest’ultimo gli comunica che è stata chiusa l’indagine perché non sussisteva nessun reato e alcun crimine. Il detective aggiunge che ha provato a chiamarlo e a mandare e-mail ai contatti segnalati da Google, ma d’altronde sia e-mail che numeri erano stati disattivati da Google stessa.\ Mario chiese al detective di dare un responso a Google in modo da poter fornire nuovamente accesso all’account. Ma il detective affermò di non poter comunicare niente a Google, di non avere nessun contatto con Google e che in tal caso avrebbe dovuto farlo direttamente Mario.
A questo punto Mario ricontatta Google inviando il responso delle indagini e richiedendo lo sblocco dei dati. E Google risponde che “Nonostante quanto definito dalla centrale di polizia di San Francisco, a seguito della decisione presa da noi, l’account verrà mantenuto disattivato”.
A cosa abbiamo assistito?
Il sistema che ha bloccato l’account di Mario è un sistema automatizzato, ovviamente, che hanno sia Google, quindi Android sia anche Apple, quindi iOS. Alla luce di quanto raccontato, mi voglio soffermare su due concetti principali:
- non dare mai in mano ad un servizio tutta la tua vita digitale: cerchiamo di diversificare il più possibile su varie aziende dislocate in più parti del mondo;
- i backup sono importantissimi anche quando abbiamo tutti i dati online: è importante che teniamo questi dati “in-cloud” anche su degli hard disk: ne abbiamo parlato anche qua.
Outro
Comunque, dulcis in fundo, un anno dopo sembra che la centrale di polizia di San Francisco sia riuscita a fornire una copia del hard disk a Mario, in modo da poter recuperare parte dei propri dati.
Una parte non totalmente.