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Intro

Io non ho nulla da nascondere. Perché dovrebbe interessarmi se Google conosce le mie abitudini di spesa? Perché è importante se TikTok sa tutto di me? Non ho nulla da nascondere.
E poi, se questa cosa può evitare un crimine, perché non dovrebbe essere giusta?

Squilibrio tra Privacy e Sicurezza

Torniamo indietro a settembre 2001, più precisamente 11 settembre 2001. In quel momento è iniziato lo squilibrio tra sicurezza e privacy.
Senza dubbio possiamo notarlo davanti ai nostri occhi, centinaia di migliaia di telecamere controllano il territorio italiano. Alcune sono a riconoscimento facciale, altre no. I controlli di sicurezza sono sempre più approfonditi e con macchinari sempre più tecnologici.
Affermare di non avere niente da nascondere è superficiale. E te lo dico semplicemente perché molto probabilmente hai delle tende nella tua camera da letto, hai delle tende in soggiorno o in altre parti della tua casa. Hai una serratura sulla tua porta d’ingresso e magari anche una recinzione intorno al tuo giardino.
Questo significa che la privacy è una cosa che in realtà ti interessa.

Né io né stiamo facendo niente di illegale. O almeno spero. Non voglio essere complottista, ma la privacy è diventata una vittima della sicurezza, che non cambia dall’oggi al domani.
In questi decenni pian piano sono stati erosi piccoli frammenti di libertà e di privacy. La graduale eliminazione della privacy a favore della sicurezza non ci ha reso realmente più sicuri: ha avuto un effetto opposto, trasformando tutti in sospetti e creando una società priva di qualsiasi tipo di fiducia.

Ma a me non interessa della Privacy

Quando dici che non ti interessa il diritto alla privacy perché non ha niente da nascondere, non è diverso dal dire: “non m’interessa la libertà di parola perché non ho niente da dire.”, oppure, “non m’interessa la libertà di stampa perché non ho niente da scrivere.”

Queste sono le parole che Edward Snowden. La privacy è uno di quei diritti che per ogni centimetro a cui rinunciamo sarà impossibile guadagnarlo.
Penserai che dietro tutto ciò c’è il nuovo ordine mondiale, che le big company come Google, Facebook e Amazon sono i veri nemici, che il governo vuole controllarci. A me non interessa inventare congetture mistiche per giustificare ciò. Quello che voglio dirti è che devi riconoscere che tutti hanno qualcosa che non vogliono sia reso pubblico, cose personali o imbarazzanti che siano, oppure semplicemente perché non vogliono che siano viste da nessuno.

Spesso però non ci rendiamo conto di quanto valore abbiano queste informazioni finché non finiscono per essere pubbliche. E a quel punto, è troppo tardi.
Purtroppo negli anni nessuno si è reso conto di quanto sia pubblico e permanente Internet e a causa di questo abbiamo condiviso tutti molto di più di quanto avremmo dovuto.

Seh, sei pazzo!

Ti racconto una breve storia di un mio amico caro, che per mantenerlo anonimo lo chiameremo Franco.
Una sera Franco decide di uscire con degli amici a bere qualche birra come tutti i sabati. Via una via l’altra e via dieci. In poco tempo Franco si ritrova in piedi su un tavolo a petto nudo, ballando con una caraffa di birra in mano.
Gli amici, naturalmente, non hanno perso l’opportunità per fotografarlo e fargli qualche video, pubblicati poi successivamente su Facebook.
Il giorno dopo Franco, ancora ignaro di tutte le fotografie pubblicate, riceve una chiamata dalla sede europea dell’azienda dove lavorava e occupava la posizione di manager: “Signor Franco, la chiama dalla sede centrale di Puffilandia. Deve togliere immediatamente le fotografie di ieri del suo profilo e un ordine del nostro amministratore”.

Ecco cosa possiamo fare

Abbiamo la possibilità ancora oggi di assumere un maggiore controllo dei nostri dati, sempre se lo desideriamo: da questo momento in poi iniziamo a limitare i dati che forniamo a chiunque e a qualunque società. La privacy non è purtroppo un’impostazione predefinita e siamo noi che dobbiamo realizzarla, a nostra immagine e somiglianza a nostro piacimento.

La privacy e la sicurezza non sono un diritto riservato solo ai paranoici o solo a coloro che sono mega esperti di tecnologia. Anche tu ed io, comuni cittadini della rete, meritiamo questi diritti. Sta a te crittografare i dati che archivi nel cloud, sta a te monitore le tue carte di credito e come vengono usate, sta a te controllare la tua identità e ciò che viene condiviso su di te online.

Hai qualcosa da nascondere? Forse no, ma questo significa che la tua privacy sia irrilevante? No, no e ancora no.
Questa è la realtà. Non siamo in un libro di George Orwell.